Schiavo di una Cam-Girl  (Bel)

Il Giardino delle Dee

L’avevo conosciuta in rete su un forum specializzato in tematiche fetish. “Nimue”, il nickname che utilizzava a quel tempo, non potè fare altro che incuriosirmi, io da sempre appassionato di storia medievale e di letteratura fantasy-mitologica. Nimue, nemica di Artù, amante di Merlino e rivale di Morgana, che la tradizione britannica dipinge come la Ragazza più bella di Avalon, determinata e spietata nelle sue crudeltà.
Una Donna che mi sarebbe piaciuto conoscere se fossi vissuto in altri tempi e in altri mondi e che ora appariva così, sotto le sembianze di una Giovane Dominatrice, chissà quanto consapevole del peso
del nick che aveva scelto.
Non partecipava attivamente alle attività pubbliche del sito, non mi ricordavo alcun suo intervento nelle discussioni, forse aveva non più di due-tre messaggi all‘attivo.
Mi domandai quanto almeno fosse consapevole di dove si trovasse, di cosa significasse realmente quell’etichetta di “Mistress” che si era autoappiccicata, quanto ne sapesse del mondo del Femdom, del Bdsm.
Anche il suo profilo era scarno, c’era ben poco da analizzare.
23 anni, di Roma. Un paio di foto normali, non in “scena”. Capelli lunghi neri, viso pulito, fisicamente a posto, ma non certo “e’ fier!” come si dice
dalle mie parti. Guardai distrattamente le foto, concludendo che in effetti era caruccia, ma non certo da cartolina. Nulla di più. In effetti non c’era proprio nulla tale da catturare l’attenzione mia o di un qualche altro schiavo che avesse avuto un minimo di motivazione e non fosse stato il solito “segaiolo da copia-e-incolla”.
Devo anche ammettere però che sulle mie motivazioni più di una Mistress avrebbe avuto qualcosa da dire.
Ho 32 anni e da quando può risalire la mia memoria ho avuto pulsioni feticiste. La mia prima eiaculazione, guardando e desiderando i piedini di mia cugina è avvenuta
almeno un paio di anni prima che capissi cosa fosse quel “liquido bianco” e quasi un decennio prima di avere la minima idea di cosa fossero il fetish o parafilie come il sadomasochismo.
A 21 anni arrivò la mia prima vera esperienza con una Mistress, conosciuta sulla chattina di un sito oggi famoso, ma che allora muoveva i primi passi di quell’outing virtuale che avrebbe di lì a poco sdoganato il BDSM come fenomeno di costume e moda.
Non fu una bella esperienza. A questa Mistress 35enne, decisamente troppo calata nel ruolo, imputo il non aver capito che la presunta
consapevolezza di un ragazzino ancora vergine altro non era che una profonda confusione e scarsa conoscenze delle cose. Le imputo di non aver capito che, nonostante fossi consenziente, non ero pronto a subire clumps ai capezzoli, frusta selvaggia, umiliazioni pubbliche sia fisiche che psicologiche.
Bere d’un fiato 1 litro di vino per una persona fino ad ora astemia porta al vomito. Oltretutto questa Donna nemmeno mi piaceva, volevo solo provare e capire e purtroppo ho provato …e anche capito.
Il ricordo di quella che ho sentito dentro come una violenza non sono mai riuscito a seppellirlo.
Il mio secondo incontro con
il “Femdom” è andato, se possibile, perfino peggio del primo. Questa volta il fato scelse per me una Dominazione, per così dire, “casalinga”. La curiosità della mia allora fidanzata la portò infatti a scoprire nel mio profilo di ICQ tra le passioni indicate quella verso il BDSM. Il calvario cominciò allora, visto che le cose erano andate bene fino a quel momento, ci volevamo bene, facevamo l’amore come una coppia normale. Avevo preferito non aprirmi sotto questo lato con lei, perché avevo capito che nella sua passionalità non c’era nulla di alternativo e mi andava bene così, mi piaceva per altre cose e le mie stranezze le avrei tenute volentieri per me. Invece di lì cominciarono le domande, i tentativi di capire, i tentativi di provare, perché la ragazza era innamorata e voleva portare al nostro interno quello che temeva io potessi cercare fuori.
Naturalmente era vano perché lo vedevo che non trovava piacere nel rapporto di Dominazione e che quando per esempio, le leccavo le suole, la vedevo più sbigottita che appagata.
"Sbagliato" ci devi nascere, non puoi diventarlo solo per amore.
Questo logoramento consumò pian piano la nostra storia e durò quasi due anni, fino al
punto in cui giudicai “troppo” essere accusato di raggiungere l’orgasmo quando facevamo sesso solo se chiudevo gli occhi e mi catapultavo nel mio mondo di fantasie da schiavo o di far cadere troppo spesso lo sguardo su piedi o scarpe delle passanti di turno. Il chè poi era vero, ma avevo bisogno di una Ragazza che mi accettava, visto che probabilmente non ero capace di farlo io.
Il giorno che ci lasciammo fu anche il giorno in cui ho definitivamente capito che nella vita sarei stato solo.
Forte di un tale fortunato bagaglio di esperienze, si può ben immaginare
lo spirito con il quale mi avvicinavo a un sito dedicato al BDSM. La parabola pressappoco funzionava così: arrivavo, mi presentavo, partecipavo, conoscevo qualcuna, me la squagliavo.
Però c’era quel nick, quell’alone di curiosità, che non so per quale arcano motivo, mi era sorto.
Il primo MP (Messaggio Privato) fu abbastanza formale, non essendo sicuramente abituato a mandarne mi sono tenuto sulle mie, per non cappellare sin da subito.
“Buongiorno Signora, scusi l’invadenza, la contatto perché il suo profilo mi ha incuriosito. Mi chiamo Edi, ho 32 anni e sono fortemente attratto dalla Dominazione Femminile. Mi piacerebbe conoscerla e mi metto
fin da ora a sua disposizione”.
Di solito pochi Messaggi Privati ricevono attenzione e ancor meno risposta, eppure chissà per quale motivo questo Messaggio ebbe fortuna. La risposta infatti arrivò addirittura lo stesso giorno: “Mi chiamo Roberta, ma tu non puoi chiamarmi così. Mi chiamerai Goddess Nimue o “Regina“. Adesso non ho tempo, se ci sei dopo ti richiamo.”
Ed in effetti quella sera stessa mi richiamò.
Dopo aver sbrigato la pratica delle noiosissime presentazioni, tipo di dove sei, quanti anni hai, che fai nella vita ecc., girammo sul tema della Dominazione.
-“Hai post-pay?” - chiese
La domanda fu
più brusca che inattesa. In effetti, nella mia esperienza ho constatato che il commercio sessuale su internet è una pratica piuttosto diffusa, particolarmente in ambito fetish/BDSM, vuoi perché chi ricerca tali cose è generalmente un palato più fine degli altri, solitamente dal portafoglio più facile ed in cerca di merce meno diffusa, vuoi anche perché la dominazione virtuale permette alla Donna di esibire poco o nulla il suo corpo, in parole povere, non la costringe a svilirsi troppo per guadagnare. Le ragazze più furbe hanno imparato quindi a cavalcare da un pezzo questo mondo dal facile guadagno, improvvisandosi Mistress.
-”Si ho post-pay”
-”Io faccio sessioni in web cam, ma realizzo come modella fetish anche foto e video”.
In quel momento avrei preferito che la conversazione avesse preso ben altra piega, ma capii che era meglio adeguarsi. Dopotutto non la conoscevo per nulla, magari questo era solo il suo approccio normale, forse c’era veramente una Mistress dall’altra parte. Con Nimue mi era venuta voglia di rischiare. Dopotutto se non lanci il dado non puoi centrare il sei.
“Quanto costa la Cam?” - risposi cautamente, ma cercando di mostrarmi interessato.
Nonostante più volte me l’avessero proposta non avevo mai fatto
una sessione in WebCam. Visto che frequentavo qualche sito dove tale tipo di offerte abbondavano, conoscevo però in linea di massima quali erano i prezzi di mercato, che andavano dagli 1-2 € al minuto, fino a 4-5, secondo quali erano le ragazze, i circuiti, i siti e soprattutto le richieste dei clienti. Io non avevo richieste particolari, non ero nemmeno veramente interessato a vederla in WebCam. Pensai solo fosse un buon modo, non fosse altro che era l’unico, per rompere il ghiaccio.
Pattuimmo rapidamente quello che considerai un buon prezzo per 15’ di Cam ed effettuai il versamento sulla post-pay intestata ad
un nome maschile. Mi spiegò infatti che era la carta del ragazzo. Lì per lì provai un misto di fastidio e diffidenza, ma ormai purtroppo ero in ballo e non sono un tipo amante delle figure barbine.
Si prese 15’ per vestirmi quindi si mostrò.
Guardai tutta la Cam e posso ricordare che mi piacque molto. Nimue mi apparve bellissima, le foto di sicuro le rendevano scarsa giustizia. Capelli neri molto lunghi, due occhioni nerissimi, molto intensi. Fisicamente poi era uno sballo, neanche un filo di grasso, un bel seno, sedere da brivido. Il mio amico l’avrebbe definita una
“gran gnocca” io più delicatamente le dissi che aveva un’aspetto da levare il respiro.
E poi i piedi più belli che avessi mai visto, caviglia sottile, tendine d’achille ben definito, appena appena una forma greca delle dita, arco perfetto, nervoso. E poi aveva una carnagione così pallida da far risaltare ancor di più la bellezza del piede, anche perché il tallone era invece dolcemente colorato di un rosa acceso. Le unghie erano curatissime con un adorabile french.
Anche lo spettacolo fu davvero gradevole, Roberta sapeva muoversi benissimo, mostrando un’enorme sensualità e manifestando con piccoli, ma decisi gesti, l’attitudine a dominare
. Giocava con disinvoltura con un frustino e con i suoi piedi. Anche il dress code era perfetto.
- “Ti vanno due chiacchiere Mistress?” - provai a buttarla lì. Non mi ero reso conto di averle dato del tu.
-”Ok”.
Ricordo che parlammo quasi un’ora quella sera. Roberta teneva saldamente in mano la conversazione. Forse perché oramai aveva già guadagnato o perché non aveva altri clienti sotto mano, si mostrò interessata e curiosa. Chiese molto di me, voleva sapere che lavoro facevo, come passavo il tempo, quali erano i miei hobby. Volle sapere della mia famiglia, dei miei hobby.
Era quasi sempre Lei a fare le domande. Inevitabilmente il discorso scivolò su tematiche BDSM.
- “Cosa significa per te essere lo schiavo di una Donna”? - chiese ad un certo punto.
- “Significa che Lei deve essere il primo pensiero quando mi sveglio e l’ultimo prima di riaddormentarmi.”
-”Spiegati meglio”.
-”E’ difficile perché in genere si pensa sempre alle pratiche fisiche, ai frustini, all’essere calpestati, alle umiliazioni. Per me non è solo quello, è anche quello, ma va oltre, è una filosofia di vita. Io nell’essere schiavo rinuncio alla mia individualità e vedo solo la persona della Padrona
. Questo è il frutto della mia devozione, significa obbedienza, adorazione. Non riesco a spiegarlo meglio di così, perdonami Mistress”
-”Hai esperienze reali”
-”Si, ne ho avute alcune”.
-”Io purtroppo no invece”.
Mi colpì quella risposta, anche nel tono. Per la prima volta notai un po’ di fragilità in quella ragazza così sicura di sé. Rimasi in silenzio.
-”Da sempre ho avuto un carattere prevaricatore. Sono sempre stata una bella ragazzina e l’idea che i maschietti facevano tutto quello che gli chiedevo mi piaceva fin da bambina. Poi col tempo ho imparato a capire e a conoscermi. Ma sono anche
stata sempre fidanzata e i miei fidanzati non hanno mai condiviso questa mia cosa, anzi li infastidiva. Speriamo che l’ultimo sia diverso, ci conto molto.”
Era fidanzata quindi Nimue, e come la maggior parte delle Mistress che ho conosciuto, repressa da un compagno "vanilla".
-”Mi dispiace” - non riuscii proprio a trovare una risposta meno banale.
-”Non dispiacerti per me, pensa a te. Ora vado a dormire. Ciao”
Non è insolito per uno schiavo essere piantato in asso nella conversazione come un idiota, ma con mia sorpresa fu Lei stessa a ricontattarmi il giorno dopo su Skype.
-”Ciao schiavo”.                                                       -”Buon
giorno Mistress”.
-”Ti concedo una Cam, fammi la ricarica”.    -”No”.
-”No??!?!”                                                                -”Nel senso che non desidero uno spettacolo di WebCam, ma la ricarica te la faccio lo stesso, se vuoi.”
-”E allora falla, schiavo”.    Feci la ricarica, Lei controllò che i soldi ci fossero.
-”La ricarica va bene, ma non mi è piaciuto il tuo ‘NO’. Ora ti dico come funziona con me. Se io dico una cosa tu la fai, non ti permettere mai più di dirmi NO, hai capito bene? E comunque ti sei giocato per sempre la possibilità di vedermi in Cam”
-”Ho
capito Padrona, scusami”          L’avevo chiamata Padrona.                 -”Vuoi essere mio schiavo?”
Odio quando mi fanno così presto questa domanda. Come si può decidere di fare il dono più grande che un uomo possa fare avendo alla base così poco, due chiacchere e una Cam su Skype. Io poi prendo un rapporto D/s molto seriamente, avendo anche alle spalle esperienze poco fortunate. La risposta migliore da dare dovrebbe essere “non so, dovrei conoscerti prima” ma rischi di fare la figura del pirla indeciso o del frustrato che se la mena pure. Quindi per non correre rischi o fare salti nel
buio la risposta doveva essere giocoforza un amarissimo No.
-”Si”.       -”Va bene, deciderò allora su di Te. Prima voglio conoscerti. Dammi il numero perché voglio sentirti”.
Diedi a Nimue il mio numero di cellulare.
-”Ora devo andare, Alessio mi aspetta.”           -”Buona giornata, Mistress, stacco anch’io, ho da fare dei servizi”
-”Aspetta, dove cazzo vai? Non ho finito.”      -”Scusami Mistress, dimmi tutto”
-”Se io ti chiamo e non rispondi non mi vedi più. Se trovo il cellulare spento non mi vedi più. Se il numero non è quello non mi vedi più. Tutto chiaro?”                   

-”Si Mistress”                                                           -”Bene, puoi andare”                                              -”Ciao”
-”Ciao??!!?”                                                              -”Arrivederci Mistress”                                         -”Aspetta. Voglio che ti metti in ginocchio”
Mi sentii veramente ridicolo. Non lo feci.       -”Sono in ginocchio Mistress. Arrivederci Signora”
-”Ciao Cagnolino e fai il bravo!” Quella menzogna me la porto ancora dentro, e a tutt’oggi non l’ho confessata!
Passarono diverse settimane durante le quali non si fece sentire né trovare collegata. Non essendo facile nell’attaccarmi alle persone o alle speranze avevo già bollato quel capitolo come chiuso.
-”Ciao Cagnetto” Era Nimue e chiamava da un numero anonimo. Ma soprattutto erano le 5 del mattino. -”Buon giorno Mistress, mi sei mancata!”
-”Lo credo. Tu così e così. Sono felice che il numero sia il tuo. Ho avuto una bellissima serata col mio fida, ringrazia che sia così euforica e mi sia venuta voglia di controllare il tuo numero. Ora vado a dormire, perché ho sonnissimo. Ah…dimenticavo, hai un‘email”
Sentii riattaccare. La mia prima notte di sonno ristoratore dopo un’estenuante turno bisettimanale di lavoro notturno era finita così.
Terminata la fase di rincoglionimento e ripresomi con una macchinetta intera di caffè accesi il pc, per controllare la posta.
Era un link a un’inserzione Ebay. Un paio di sandali alla schiava, neri, tacco 120.
‘Mi
merito queste scarpe’ scriveva nell’email. Feci l’accredito sulla sua carta.
Le settimane successive chattammo molto. Nimue era curiosissima, voleva sapere sempre cosa facevo, si interessò nel dettaglio di quale fosse la mia vita, le mie abitudini, le mie ambizioni, cosa non facile da dire visto che non sono per nulla una persona abitudinaria e in generale non ho ambizioni, perché esclusa la sfera sessuale, non mi manca nulla. Ma parlava anche di sé, così venni a sapere molto di Lei. Mi parlò anche del suo fidanzato, Alessio, che studiava Ingegneria Elettrica. Erano insieme da quasi un’anno e a sentirla
parlare era innamoratissima, anche se una mente esperta nel capire le persone poteva leggere nelle sue parole una punta di rammarico. Le mancava qualcosa, era evidente, almeno per me.
-”Tu viaggi molto, che lingue conosci?” -”Inglese e Francese quasi come l’Italiano. Me la cavicchio col Tedesco e col Russo”
-”Bene, ti mando dei testi che vanno tradotti. Hai 2 settimane”
Erano articoli e studi per il suo ragazzo. Aveva trovato a costo zero un traduttore. Fortuna che almeno Lei si era fermata al diploma.
Tra le tante chattate anche i regali si moltiplicavano. Oramai ero diventato il suo moneyslave.
Pur essendo
considerata da molti presunti “puristi” del sadomaso come la più bieca delle forme di sfruttamento operata da furbette senza scrupoli, a me non ha mai creato nessun problema morale la financial domination. Credo che dei propri soldi ognuno può fare quel che vuole e l’idea che gli schiavi che vi si prestano siano considerati una sorta di incapaci giudiziali da tutelare contro il mondo cattivo e approfittatore non mi è mai piaciuta. Mi è sempre piaciuta invece l’idea che Ragazze, anche se lontane da abitudini dominanti, imparassero a sfruttare gli uomini e le loro possibilità, anche economiche.
Mi ci
ero prestato a volte. La trovo una forma di sottomissione tanto profonda, quanto poco fisica e priva di doppi fini.
Nimue poi, sebbene adorava essere viziata e omaggiata pareva non assolutizzarla. Era evidente che nutriva interesse, non solo voglia di regali.
-”Voglio che ti mostri in Cam, voglio vedere come sei fatto”      -”Devo spogliarmi?”
-”Sì levati tutto, tieni solo le mutande” Era la prima volta che mi mostravo in Cam a una tipa. -”Accettabile”                Sorrisi.
Le telefonate divennero più frequenti. Poi mi diede il suo numero. Da quel momento ero io a dover chiamare. Voleva essere telefonata tutte le mattine.

"Devo essere il tuo primo pensiero la mattina quando ti alzi” - mi disse.
“…e l’ultimo prima di andare a dormire’, pensai. Si può dire che a quel punto, lo stava diventando.
Ben presto anche le telefonate aumentarono. La mattina dovevo informarla dei miei piani per la giornata, la sera dovevo invece dare conto di ciò che avevo fatto.
Dopo qualche mese imparò a conoscere anche la mia famiglia, i miei amici. Voleva che le raccontavo tutto.
“Se ti vedi con una ragazza puoi dirmelo, anzi DEVI dirmelo. Mi accorgo dalla tua voce se mi tieni nascosto qualcosa. Sono guai
.”
Ed era vero. Di un’Arlecchino, Roberta aveva fatto un Pulcinella. Piano piano aveva profanato anche i miei spazi più intimi, quelli che consideravo solo miei. Mi metteva un po’ a disagio quella situazione. Di quel che potevo ricordarmi di me stesso, non ero mai stato un tipo facilissimo da agganciare, forse perché non avevo mai avuto l’ossessione per il sesso. Nella mia personale classifica dei piaceri della vita non occupava certo posizioni di vetta. Non avevo certo il cosiddetto “sangue agli occhi” che invece è comune in maschi di quell’età. Anche a livello sentimentale avevo sempre e solo avuto
storie svogliate, che spesso avvizzivano anche prima dei fiori con cui mi presentavo al primo appuntamento.
Scoprirmi a pensare a questa sconosciuta più di quanto avrei immaginato e forse anche più di quanto avrei voluto, era una sensazione nuova per me.
Pian piano feci amicizia anche con Alessio, il suo ragazzo. Partecipava spesso in chat, inoltre a suo dire assisteva anche alle WebCam che la sua fidanzata continuava a vendere ai vari personaggi che giravano sul sito.
Alessio non pareva geloso, anzi la cosa lo divertiva. Non amava questo tipo di sesso, ma almeno capiva che per la fidanzata era
una parte importante e cercava di sostenerla in questo.
Ci volle poco prima che arrivasse il momento che sapevo sarebbe arrivato. -”Sei libero Sabato?”      -”Si, non ho impegni al momento”
-”Adesso ce l’hai. Sabato sarai ai miei piedi. E questa volta davvero, ti vedo male!” -”Si Mistress”. Questa volta avevo deciso di non squagliarmela.
Mi diede istruzioni, l’avrei incontrata in un bar per un caffè, nell’ora di punta. Apprezzai questa cautela, Roberta aveva una testa e lo dimostrava.
La notte di quel Venerdì dormii poco, ed ero furioso con me stesso per quello stato d’agitazione così insolito
per il mio carattere.
Arrivai puntuale all’appuntamento. Frequento spesso la capitale, conoscevo quel bar, c’ero già stato. Roberta fece solo 10’ di ritardo, la riconobbi subito quando arrivò, scendendo dalla macchina del ragazzo.
Indossava un paio di jeans stretti, con una canotta bianca. Ai piedi un paio di all star alte, nere e rosa.
-”Ciao schiavo” - esordì sorridendo.                 -”Buon giorno, Padrona”.
Mi porse la mano e notai un fulmineo movimento degli occhi a indicare l’asfalto. Desiderava mi inginocchiassi per baciarla.
Lo feci con piacere, il pudore non abita a casa mia, inoltre ero abbastanza certo che non correvo il
rischio ci fosse qualcuno che mi conosceva.
Calai la testa presi la sua mano su di entrambe le mie e l’avvicinai alle mie labbra. Di sfuggita potei notare il ragazzo che sorrideva
Soddisfatta Roberta mi fece un altro impercettibile segno, potevo alzarmi, anche se nel momento di farlo mi chiesi per quanto ancora mi sarebbe piaciuto rimanere in ginocchio.
-”Schiavo, conosci Alessio”?             -”Edi, piacere”                        -”Alessio”.
Alessio era un bel ragazzo, a pelle mi fece una bella impressione. Inoltre aveva una forza, sorrideva sempre. Sapevo che saremmo andati d’accordo.
“Ti passo a prendere fra 2 ore, amore mio, come abbiamo detto”.
“Ciao
Ale, a dopo”.
Quando hai la fortuna, o sfortuna che dir si voglia, di non essere schiavo e avere come fidanzata una Mistress, la regola d’oro è quella di non essere gelosi. E Alessio a dir la verità mi parve rispettarla al meglio. Capì che quei momenti erano di Roberta e che tra Lei e i suoi schiavi non doveva entrare, se non invitato.
Facemmo una passeggiata, chiaccherammo moltissimo. Mi chiese ancora cosa significava essere dominato per me, ma mi fece anche altre domande. Domandava quasi sempre Lei, mentre io rispondevo. Adoravo questa sua capacità di metterti in soggezione
di farti sentire sempre sotto esame.
Passammo due belle ore, senza spingere l’approccio sul lato fisico, non me ne rammaricai, non l’avevo incontrata per quello. Scoprii anche che la scelta del bar non era stata casuale ed infatti pensai che avrei consigliato volentieri ad una MoneyMistress di incontrare un suo schiavo su Via del Corso, possibilmente alla galleria Alberto Sordi.
Tornai a casa più leggero, ma soddisfatto.
L’approccio di tipo fisico non tardò ad arrivare. Tempo dopo Roberta mi chiese di organizzarmi un fine settimana libero, perché desiderava che io lo trascorressi a casa del suo fidanzato, visto che era
rientrato dall’università. Alessio studiava al politecnico di Torino e periodicamente tornava a Roma ed in quei casi Roberta stava a casa sua. Questa volta toccava anche a me, condividere l’appartamento.
Ricordo molto bene la sera in cui andai in quella casa.
I primi momenti mi sentii addirittura imbarazzato, perché sembravo invisibile. Roberta infatti non si curava affatto della mia presenza, era completamente presa dal suo ragazzo. Nessuno si curava di me.
Quando poi fecero addirittura l’amore mi sentii veramente un deficiente e non trovai di meglio da fare che accendere la TV e guardarmi Bruno Vespa.
-”SCHIAVO!!” Sussultai
  -”Striscia fin qui, sfigato”
Feci come la mia Padrona mi ordinò, mi avvicinai al letto come un cagnolino. La mia Padrona trascinò la gamba fuori dal letto. -”Bacialo, schiavo”
Le baciai dolcemente il piede. Dapprima sotto la pianta, poi baciai una ad una tutte le dita. Quindi cominciai a baciarle prima il dorso, infine il tallone. Reggevo il piede con entrambe le mani, pressappoco con la stessa devozione con cui un pellegrino regge l’ostia al messale domenicale.
Erano anni che non lo facevo e le sensazioni che sembravano sopite riaffiorarono. Mi parve bellissimo, Roberta risplendeva nella sua bellezza. Notavo tra l’altro
che era molto soddisfatta, mentre si godeva anche le coccole del fidanzato. Non ricordo esattamente quanto tempo rimasi in quello stato ad adorare il piede della mia Proprietaria, ricordo solo che ad un certo punto lei mi accarezzò i capelli e si sporse a darmi un bacio sulla guancia. Poi lei si addormentò e dopo un pò devo essermi addormentato pure io lì per terra, perché quando rinvenni e guardai l’ora erano le 7 di mattina, anche se per me il tempo sembrava essersi fermato o era l’alba di un’altra vita. Tirai su le lenzuola e coprii Roberta, poi andai in cucina a farmi un caffè e preparare qualcosa di colazione per quando si fossero svegliati, il che avvenne di lì a poco.
-”Buongiorno Padrona”.
-”Dov’è la mia colazione?” - rispose gelida. Era fatta così, aveva il dono di alternare dolcezza e freddezza con una naturalezza che raramente avevo conosciuto.
Divorarono entrambi la colazione, anche Alessio sembrava soddisfatto. -”Che ne dici di un po’ di shopping, amore?” - chiese Roberta al suo ragazzo.
Alessio mi guardò, sapeva che in fondo ero io a dover pagare. -”Ottima idea!” - mi sorrise.
Passammo la mattinata alla Bufalotta. Roberta camminava allegramente chattando
col fidanzato, io seguivo un passo indietro. Ogni tanto si girava a guardarmi, quasi a controllare che fosse ben teso quel guinzaglio invisibile che impugnava e a dire ‘sei mio, non ti lascio scappare’. Svaligiò in scioltezza H&M, FootLocker, Zara, quasi sempre uscendo soddisfatta mentre io rimanevo alla cassa con i conti da pagare e le buste da portare. Non appena realizzò che il mio bancomat si era arreso per raggiunto limite giornaliero e che comunque mi sarebbe servito un muletto per portare altre buste, ritenne la spesa “sufficiente”.
Passammo il resto del pomeriggio al cinema.
Quando li riaccompagnai
a casa, ebbi la notizia che il mio week end finiva lì. Quella sera infatti era una serata d’amore, in cui io non ero previsto. Prima di congedarmi però mi fece uscire dalla macchina. Mi fece stendere a terra e cominciò a salire su di me, tenendo la mano del ragazzo per meglio stare in equilibrio. Mi salì sulla pancia. Saliva e scendeva su ogni parte del mio corpo. Mi sali sulla base del collo, poi cautamente mise una scarpa sulla mia faccia e per un attimo salì con il suo peso. Era divertita, io provavo dolore, ma ero felice. Credo che poche altre volte mi sono trovato in un posto migliore a questo mondo che con il mio viso sotto le sue converse. Scese e si fece leccare le suole delle scarpe per minuti che parevano secoli. Infine mi fece segno di rialzarmi.
Mi porse la mano ed io m’inginocchiai nel baciarla. -”Grazie Padrona”.
-”Sparisci schiavo” - disse, ma senza cattiveria, mentre si allontanava mano nella mano con Alessio.
Gli incontri s’intensificarono. A volte ci vedevamo una giornata, altre volte un intero week-end. Roberta odiava la solitudine e quando il ragazzo non c’era, mi chiamava spesso. A volte
solo per parlare, altre volte se c’era un film che voleva vedere si faceva accompagnare al cinema. Qualche volta mi ”invitava” a fare shopping. Altre volte voleva solo avermi sotto i suoi piedi quando era a casa a guardare un film. Non aveva molti amici. Io cercavo di esserci quanto più possibile anche se dovevo fare i conti col mio lavoro e col fatto che comunque abitavo in un’altra città. Alla fine presi una stanza in affitto a Roma, per poter meglio ubbidire ai suoi capricci. Voleva anche soldi perché, sebbene i genitori le passassero mensilmente una bella cifra, era viziatissima e riteneva naturale che ogni cosa che desiderasse l’avesse senza sforzo, visto che mi aveva concesso l’onore di servirla. Comunque non era mai eccessiva. Come ho sempre detto, aveva una dote: il giudizio. Io potevo permettermi quasi tutto quello che desiderava, anche se capitavano dei mesi più sfortunati con le mie spese ed qualche volta ero andato in difficoltà. Appena però Roberta lo capiva, non mi chiedeva nulla e anzi rifiutava se io volevo farle un regalo o comprarle un paio di scarpe, finchè non fossi tornato a periodi più tranquilli.
Devo dire che c’erano anche lunghi momenti
della sua vita dai quali io ero escluso ed erano quelli che riempivano la sua storia d’amore con Alessio. Se è vero che la dominazione giocava un ruolo importante nella vita della mia Padrona è anche vero che la sua priorità era comunque vivere a pieno il sentimento che la legava al suo compagno. Roberta era innamoratissima, come lo era lui di lei, e vivevano una storia d’amore molto bella e intensa. In questi momenti io non potevo entrarci, né volevo farlo del resto, e se è vero che molte volte capitava che quando Roberta mi voleva ai suoi piedi c’era anche il suo ragazzo, raramente succedeva il contrario. Sapeva tenere molto ben separate le due cose: Alessio era il suo compagno, io ero il suo schiavo, non c’era alcuna chance che le due cose potessero invertirsi o entrare in contatto. Il mio rapporto con Lei aveva l’unico limite nell’esatto punto in cui cominciava il suo rapporto con Alessio.
Una sera la mia Padrona volle avermi ai suoi piedi mentre cenava con il suo fidanzato. Lo ricordo perché sono state rare le volte in cui questo succedeva.
-”Amore è non c’è il vino”
-”Come non c’è?” - Roberta era
astemia, ma mi aveva dato precise disposizioni di comprare una bottiglia di vino rosso per Alessio. Io purtroppo l’avevo dimenticato.
-"Ti dico che non c’è”
Mi afferrò per i capelli, mi fece alzare da sotto il tavolo. -”Non hai comprato il vino?” - chiese. Io vedevo la rabbia che montava nei suoi occhi.
-”Mi è sfuggito, Padrona, tra le tante cose mi è proprio sfuggito, ti prego di scusarmi”. Mi arrivò una sberla, talmente forte che iniziai a perdere sangue dalla bocca.
-”Scusami Padrona” - ripetei dispiaciuto Andai nel bagno a ripulirmi. Venne Alessio.
-”Mi dispiace Edi, se
avessi saputo sarei stato zitto”. Era davvero dispiaciuto
-”Non è colpa tua, non ti preoccupare”. Gli feci cenno di andar via, non volevo mi vedesse così.
Roberta non venne e quella sera non mi rivolse più la parola, né mi permise di starle vicino. Stetti in disparte finchè venne l’ora in cui andai via, senza neanche un saluto. Sapeva essere molto dura, quando voleva. A memoria, quella fu l’unica volta in cui la mia Padrona mi mise le mani addosso, non era violenta, né sadica, la sua Dominazione si risolveva quasi totalmente nel doverla ubbidire ciecamente e viziare quanto potevo.

Fu anche in quel periodo che con Alessio nacque la profondissima amicizia che ci lega. Alessio non si è mai approfittato della mia condizione di schiavo della sua ragazza. Tra l’altro questo non era assolutamente permesso da Roberta. Ero il SUO schiavo, ma sapevo che le faceva piacere che io Alessio andassimo d’accordo.
D’altra parte non poteva essere altrimenti visto che siamo due persone intelligenti. Sapevamo infatti che entrambi eravamo necessari al benessere di Roberta e nessuno dei due aveva voglia di prendere il posto dell’altro. Entrambi stavamo bene nella nostra posizione, senza invidia e gelosia. Alessio poi era una
persona strepitosa, intelligente, affabile, onesto. Una bella persona, che iniziai anche a frequentare personalmente, col benestare della mia Padrona. Spesso quando lui era a Roma e Roberta aveva i suoi scazzi mi chiamava e uscivamo insieme a prendere una birra o per andare a ballare.
-”Ho parlato con l’avvocato, domani mattina devi presentarti con il curriculum”
-”Edi, te l’ho detto, hai fatto tanto per me, io davvero mi sento in imbarazzo”.
In verità non avevo fatto niente di particolare se non parlare con un mio amico, capo del personale in azienda, per vedere cosa si poteva fare per Alessio.
Infatti si era laureato da poco, col massimo dei voti. L’avevo raccomandato e tutt’ora se segue i miei consigli e impara a farsi valere cercherò di fargli trovare tutte le porte aperte per raggiungere i massimi livelli.
-”Non ho fatto chissà che cosa, Ale, e comunque lo faccio anche per Roberta. Mi piace pensare che un domani tu possa assicurarle una vita di agiatezza.”
-”E allora beviamo alla nostra salute ed a quella di Roberta”.
Dopo quella pinta di birra arrivò una domanda che non mi aspettavo, perché finora non me l’aveva mai fatta, nonostante fossero state tante le
nostre bevute insieme.
-”Che significa per te essere il suo schiavo?” Rimasi silenzioso per un po’.
-”Vedi Ale, io non ho avuto una vita facile sin da bambino. Per costruirmi ho sempre dovuto fare il doppio degli altri e anche prendere tutte le decisioni, anche quando non ero pronto a farlo. Ora mi rende felice, che sia Roberta a decidere della mia vita. Mi fa sentire al sicuro, non so come spiegare”.
E infatti era a Roberta a decidere per me, anche questioni personali. Era entrata anche nel mio lavoro.
Avevo infatti ricevuto un’offerta professionalmente fantastica, cioè
diventare coordinatore di tutto il settore basso-mediorientale, Egitto, Siria, Yemen. Dovevo prendere il posto di un collega, prossimo alla pensione. La cosa mi allettava anche se mi metteva a disagio, perché significava tagliare di netto con tutto ciò che avevo. Ero fortemente in dubbio, provai a parlarne a Roberta.
-”Tu non vai da nessuna parte” - disse senza nemmeno lasciarmi finire di spiegare cosa comportava, le prospettive, cosa sarebbe e non sarebbe cambiato per noi.
-”Padrona, sono anche vagonate di soldi in più, tra le altre cose” - provai a dire.
-”Tu non vai da nessuna parte” - tagliò corto, molto
infastidita.
Non la presi male, anche se mi dispiaceva un po’ perché ciò significava la fine definitiva delle mie possibilità di avanzamento di carriera. La mia Azienda non dimentica facilmente un rifiuto. Avevo però la soddisfazione di ritenermi importante per Roberta. I soldi non le interessavano più di tanto, mi voleva lì. In fin dei conti, stavo bene, al diavolo la carriera. Mi rasserenai.
Da lì passarono settimane, forse mesi. La mia vita oramai aveva preso quella piega, ammesso che avessi voluto, non sarei potuto tornare indietro.
-”Non ti ho detto ancora grazie per ciò che hai fatto con
Alessio”
Era una sera in cui Roberta mi aveva voluto a casa sua, il suo fidanzato era a Pavia in training.
-”Non dovresti ringraziarmi mia Padrona. Sai che quello che posso, ti appartiene. Voglio che ti possa rendere felice e poi Alessio mi piace, gli sono affezionato, lo sai”.
-”Sai, la primavera prossima ci sposiamo, ne abbiamo parlato tanto”. Io invece non ne sapevo nulla. Rimasi per un attimo silenzioso.
-”Che ne pensi?” - Roberta si era accorta che ero rimasto pensieroso un minuto di troppo.
-”Mi dà gioia, Padrona” - non ero riuscito a sorridere però. Roberta se
ne accorse. -”Tu sarai il mio testimone” - non era una domanda. Mi fissò negli occhi.
-”Sarei felicissimo, Regina” - questa volta però avevo sorriso. -”Bene. Vieni qui” - mi prese la testa, me la spinse giù. Mi porse il piede.
Cominciai a baciarlo adorante, lo accarezzai. Lo abbracciai mentre continuavo a baciarle il collo del piede, le dita, la pianta..
-”Non ti preoccupare Edi, dai miei piedi non ti scollerà mai nessuno”. Mi aveva chiamato per nome. Chiusi gli occhi.
Il giorno dopo mi chiamò. Aveva deciso di farmi fare il tatuaggio. Quella mattina stessa andammo in uno studio, Roberta aveva
disegnato personalmente il soggetto. Era una piccola ragnatela con al centro le sue iniziali. Le dissi che forse mi avrebbe creato qualche problema e qualche domanda difficile con Milena, che era la ragazza con cui mi frequentavo, oramai quasi da un anno.
-”Troverai una scusa” - disse allegramente. Io non ero sicuro di saperla trovare una scusa decente e mi preparavo già a dover salutare anche questa ragazza. Milena mi piaceva, ma non osavo disubbidire a un desiderio così importante della mia Padrona.
Mi fece tatuare la ragnatela sul polso, in maniera che fosse visibile facilmente.
-“Serve a ricordarti
ogni mattina e in ogni cosa che fai qual è il posto da cui provieni e dove dovrai sempre tornare. Ai miei piedi”.
Io fui felice di avere questo segno di appartenenza. Inoltre trovai che mi faceva anche figo. Fanculo Milena.
Ero suo, e se anche altre donne potevano avere il mio corpo, la mia mente apparteneva a Nimue, così come ormai anche la mia vita.

Domani è il gran giorno, oramai ho sistemato tutto, fotografo, macchina, bouquet. Loro non lo sanno, ma gli ho regalato il viaggio di nozze in Australia, la terra che in tutti i miei viaggi
ho maggiormente amato. Spero gradiranno la sorpresa.
Oggi mi sono preso un giorno di riposo e di calma assoluta, un giorno che voglio dedicare a me stesso, un giorno per riflettere sulla mia vita.
Nimue e Alessio realizzano il loro sogno, la mia Padrona, il mio migliore amico. Quanto a me, Roberta ha deciso di lasciare che sia io l’artefice della mia felicità, ha deciso di lasciarmi libero, di avere la mia vita, altre donne, i miei desideri da realizzare. Dopo 3 anni, Roberta mi conosce ormai forse meglio di me, ha capito che non sarebbe giusto privarmi di fare
tutto quello che posso per avere la felicità che loro hanno ottenuto.
La mia libertà incontra solo un limite, che la mia Padrona mi ha fatto giurare sulla mia vita: non potrò mai avere figli.
Ci ho riflettuto parecchio sui motivi di una tale imposizione e ho capito che l’unica cosa che Roberta teme è che ci possa essere qualcuno un giorno che io possa anteporre a Lei, cosa che credo non succederà, perché la mia vita, per quanto libera, le appartiene.
A volte mi chiedo se sia possibile essere felici senza vivere mai un amore da favola, come quello
che ai tempi di Nimue e Merlino, i bardi cantavano di Artù e Ginevra, o Tristano e Isotta.
Non ci saranno trovatori e cantastorie per me, solo io a riempire questo diario, che non leggerà mai nessuno. Che cosa potrebbero cantare del resto? Che probabilmente sono troppo vigliacco per ammettere a me stesso e a Roberta che forse è Lei l’unica Donna che amo e con cui vorrei invecchiare?
No, non ho diritto di rischiare di rovinarle la vita o di gettare ombre sulla sua felicità.
Del resto io non mi posso lamentare, ho vissuto quello che ho potuto
e avrò quello che potrò. Ho capito che nella vita non siamo veramente liberi, perché è vero che possiamo sceglierci il nostro futuro con le nostre azioni, ma non possiamo scegliere quello che siamo.
E io sono uno schiavo, il SUO schiavo. E già so che il vederla domani felice, quando aggrotterà il suo stupendo nasino e quando sorriderà e mi abbraccerà, anche queste piccole ombre che ogni tanto mi assalgono saranno dissolte.

Piccolo glossario:

BDSM :  Acronimo per "Bondage, Domination, Sado-Maso"

FemDom : Contrazione di "Female Domination", dominazione femminile

Outing : manifestare la propria indole dominante o sottomessa, o bdsm

Vanilla : nel gergo Femdom/Bdms, chi vive una sessualità "tradizionale", estranea a queste pratiche.

Rapporto D/s : rapporto Domina/schiavo

Segaiolo da copia-e-incolla : si riferisce a quegli aspiranti schiavi, piuttosto frequenti nei forum FemDom, che inviano a tappeto lo stesso messaggio a tutte le Mistress iscritte proponendosi come schiavo, spesso utilizzando appunto il metodo del copia-e-incolla. E’ facile intuire che questa tecnica di approccio, detta anche “pesca a strascico”, può essere interessante per le mercenarie, ma non certo lusinghiera per le Mistress “autentiche”, da qui il senso piuttosto spregiativo del nomignolo.

Casella di testo: Questo di Bel è un racconto semi-autobiografico. La vicenda di Edy, Roberta e Alessio è immaginaria, ma è abbastanza evidente che l’introduzione del racconto è un breve riassunto del vissuto di Bel. Se al lettore la vicenda che segue dovesse sembrare inverosimile, si tenga presente che io domandato a Bel di specificarmi se fosse o meno una sua esperienza di vita vissuta. Questo significa che la situazione vissuta dai personaggi del racconto è tutt’altro che irreale, ma anzi possibilissima e non infrequente nell’ambito delle relazioni FemDom.